|
“Nelle
panche, nei corridoi, eccoli con il mento sul petto, con le
spalle contro lo schienale, con la bocca sopra un pezzetto di
pane unto, masticando male, miseri e scuri come cani su un
boccone rubato.” (Pier Paolo Pasolini: La
Terra di Lavoro) |
|
Nella “notte dei Santi” (2 novembre)1975 fu
ucciso a Ostia Pier Paolo Pasolini. Le prime pagine dei giornali
italiani si riempirono di articoli, di foto macabre del cadavere, di versi scritti a
ricordare il poeta dai suoi amici e da chi non lo aveva mai stimato
troppo. Il gusto del giallo, le strane circostanze
della morte attirarono l’attenzione degli italiani forse ancor più
di quanto essi si fossero accostati in vita alla figura di Pasolini.
Eppure attraverso il genio ironico e provocatore della sua opera
possiamo ripercorrere quasi trent’anni di storia italiana. Nella
giovinezza compose a Casarsa, dove trascorreva le estati, le sue prime opere,
scritte in dialetto friulano. Si dedicò quindi alla poesia in
lingua e alla prosa. Pesa sulla sua biografia la cacciata, nel
1949, dal PCI e dall’insegnamento, per le accuse di omosessualità.
Si trasferì a Roma, dove venne a contatto con il mondo delle grandi
periferie della capitale, mondo che costituirà il soggetto
principale del neorealismo cinematografico di Pasolini. Alla
produzione di pellicole unì la riflessione sul linguaggio del cinema e affermò brillantemente la
distizione tra cinema di prosa e poesia. Fu osservatore
attento dell’evoluzione della società e del (mal)costume italiano.
Attento e controcorrente, come testimoniano i versi scritti dopo la
contestazione studentesca nella “battaglia di Valle Giulia”, in cui
difende i poliziotti, di origini proletarie, dall’attacco dei
giovani contestatori, figli della borghesia e classe dirigente di
domani. Prepara un intervento per il congresso del Partito Radicale,
ma non riuscirà mai a pronunciarlo. Verrà ucciso da uno dei suoi
“ragazzi di vita”. |