BOIARDO E L’ORLANDO INNAMORATO. IL POETA DEI SENTIMENTI D’AMORE, DEI PIACERI, DELL’AVVENTURA

   

«Signori e cavalieri che ve adunati
per odir cose dilettose e nove,
state attenti e quieti, et ascoltati
la bella istoria che ‘l mio canto muove
e vedereti i gesti smisurati,
l’alta fatica e le mirabili prove…»
(da L’Orlando innamorato)


Matteo Maria Boiardo, nato a Scandiano nel 1440 e morto nel 1994, viene definito dal Contini «un autore simpatico: a significare il riconoscimento di parità umana, ancor più che la stupita ammirazione a cui seduce il lettore». La formazione dello scrittore emiliano avvenne sotto una duplice influenza: quella del clima culturale ferrarese, dominato dalla lezione umanistica di Guarino, e quella dell’ambiente familiare, in cui si trovano figure come il nonno Feltrino, amico e corrispondente di Guarino, e lo zio Tito Vespasiano Strozzi, poeta latino. Di questo periodo sono i Carmina de laudibus Estensis e i Pastoralia, di argomento mitologico e storico con forti ispirazioni virgiliane. Ma l’opera latina del Boiardo è alquanto inferiore sia da un punto di vista linguistico e stilistico, sia di ispirazione, alla sua produzione volgare; nelle raccolte latine la vena spontanea e genuina è attenuata dalla volontà di fare erudizione e di esibire la propria abilità tecnica. Nel volgare invece raggiunge la maturità, arrivando alla sua più autentica verità e fissando grammaticalmente la propria koinè regionale; esempi ne sono le sue opere più famose, L’Orlando innamorato e Amorum libri. La prima di queste è la principale opera del Boiardo, rimasta incompiuta, e con la quale l’autore si lega alla tradizione del romanzo epico-cavalleresco, inserendovi il motivo encomiastico della celebrazione della casa degli Este; sul poema si sentono i riflessi della cultura umanista e del suo credere in valori nuovi: la forza motrice di ogni impresa è l’amore, e l’ideale cortese è rimodellato sui valori appunto dell’Umanesimo. Evidente poi è il gusto per l’impasto stilistico-linguistico prezioso e raffinato: si mescolano infatti lessemi dell’emiliano illustre e toscanismi, stilemi tipici del ‘cantar di piazza’ popolareggianti e formule provenienti dalla tradizione aulica. Fra le altre opere in volgare grande importanza ha, come abbiamo detto, il Canzoniere o Amorum libri tres; nel comporlo il poeta si rifà, oltre che a Ovidio, alla lezione petrarchesca: ne riprende non solo i motivi e l’andamento stilistico, ma ne ricava l’esempio di romanzo spirituale.Questa sua adesione al modello ne influenza la lingua che risulta più vicina all’uso linguistico toscano, e più raffinata ed elegante di quella dell’Innamorato. Il legame con il Petrarca non è comunque esclusivo, il Canzoniere è aperto a numerosi altri influssi, da quelli dei classici latini, agli stilnovistici e agli umanistici; l’imitazione a tanti modelli va sottolineato che non è passiva, ma animata e vivacizzata dalla ispirazione poetica personale.

 

L E T T E R A T U R A . I T

A cura di Lorenzo Lanzoni, marzo 2004
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