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Gianni Rodari nasce ad
Omegna
nel 1920; compiuti gli studi magistrali si avvia alla carriera
dell’insegnamento elementare. Attivo sin da giovane nelle file dell’Azione
Cattolica, in seguito aderisce all’ideologia comunista
abbracciando l’attività politica del partito e collaborando come
giornalista politico non allineato in più di una redazione. Uomo
schivo, meticoloso nell’appuntare le sue idee più disparate, ci ha
lasciato un’enorme quantità di scritti che vanno dagli articoli
giornalistici, agli appunti sparsi, alle favole e filastrocche per
bambini e per adulti; ha curato inoltre l’edizione italiana delle
fiabe di
Andersen negli anni
Settanta
in qualità di ricercatore. Le sue prime prove di scrittore per
bambini risalgono al periodo milanese; nel 1947 sul “Giornale della
domenica” scrive racconti e filastrocche, tessendo preziosi contatti
con i «suoi» lettori, che, in una sorta di dialogo
intergenerazionale gli offrono spunti e sottopongono questioni di
ogni tipo stimolando la sua produzione letteraria. La popolarità
arriva nel 1960 quando pubblica presso l’Einaudi
di Torino, “Filastrocche
in cielo e in terra”, l’opera che lo porterà alla
notorietà come scrittore per l’infanzia, non solo in Italia ma
presto anche all’estero. Capolavoro di pedagogia e didattica sui
generis, la sua produzione è percorsa dal dato costante del
rapporto tra adulto e bambino, con le sue favole moderne Rodari
ripropone nel novecento questo genere di racconto per ragazzi e lo
rinnova adeguandolo ai tempi. L’obiettivo resta sempre quello
educativo che grazie alla favola è realizzato in modo leggero e
divertente anche quando i temi sono seri e importanti, il tutto
coronato da una morale finale. Nel 1970 vince il premio
Andersen. Rodari ha contribuito a un rinnovamento della
letteratura per l’infanzia con una vasta produzione percorsa da una
vena di intelligente comicità, dando spazio ai temi della vita
d’oggi e sostituendo il tradizionale favolismo magico con personaggi
e situazioni surreali.
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