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IL CASO EDITORIALE PIPPI CALZELUNGHE
Con nuove dichiarazioni di Donatella Ziliotto e Annuska Palme Sanavio
Era il 1944 quando sulle scrivanie della Bonniers, la più importante casa editrice svedese, arrivò un curioso manoscritto illustrato a mano di Astrid Ericsson Lindgren, mamma originaria di Vimmerby, nelle campagne della Svezia meridionale. Tre
anni prima la figlia Karin si era ammalata di polmonite e ogni sera
desiderava ascoltare una nuova fiaba. Così nacque dalla genuina
creatività della Lindgren, che nei suoi precedenti 36 anni di vita mai
aveva pensato di scrivere libri, il personaggio di Pippi Calzelunghe.
Una bambina fortissima con le trecce color carota e il visino spruzzato
di lentiggini, che viveva in compagnia di un cavallo e di una scimmietta
nella villa Villacolle, a lei donata dal papà Capitano Efraim, assieme
a un baule di monete d’oro per assicurarle un futuro autonomo. Solo nel 2003, in seguito alla morte della Lindgren, è uscita presso la Salani la prima edizione italiana completa di Pippi Calzelunghe, con 8 nuovi capitoli originali (Pippi al caffè delle signore, Pippi salva-bambini, Pippi abita ancora a Villa Villacolle, Pippi scrive una lettera e va a scuola ma rimane fuori, Pippi va in gita scolastica, Pippi abita ancora a Villa Villacolle, Pippi va alla fiera, Pippi tira su di morale la signora Laura). Si tratta di un volume di lusso per bibliofili, a tiratura limitata (1500 copie), rilegato in seta color verde scuro, con segnalibro e cofanetto protettivo, dati editoriali di copertina dorati come i margini esterni delle pagine, carattere del testo “ITC Berkeley Oldstyle corpo 11.5 con grazie”, carta “Elementa opaque ivoire” delle cartiere Arjo Wiggins. Il testo è stato rivisto da Marina Pulcri, studiosa di traduzioni dallo svedese, che ha anche tradotto il Racconto di Natale inedito posto a fine volume, pubblicato nel 1949 su una rivista e ritrovato di recente tra le carte della Lindgren. Riguardo agli esiti di questo lavoro di revisione linguistica Donatella Ziliotto, che è attualmente una delle migliori firme di letteratura per l’infanzia in Italia, oltre che direttrice delle collane per ragazzi presso la Salani — a me sembra opportuno ricordarla qui con le parole di Antonio Faeti: «[In Donatella] c’è sempre un’adesione totale all’editoria nel suo complesso, un amore non maniacale ma molto vigile, che ha per oggetto il libro e la sua civiltà, un amore dove contano i propri libri, quelli degli altri, le rilegature, la carta, i caratteri, il tono delle quarte di copertina» (I diamanti in cantina, Bompiani 1995) — mi ha confessato di essere rimasta sorpresa in quanto la nuova traduzione presenta solo irrilevanti differenze rispetto alla sua versione realizzata per Vallecchi più di 40 anni fa. «Era quasi tutto corretto: un caso di amorosa immedesimazione» sostiene la scrittrice, che all’epoca della prima traduzione aveva solo 25 anni, non conosceva bene lo svedese e si era fatta aiutare dall’amica Annuska Palme Larussa, che da qualche tempo abitava in Svezia avendo sposato Ulf Palme, cugino del primo ministro Olof Palme (poi assassinato) e notissimo attore di teatro. Racconta la Palme, che oggi ha 76 anni e che continua a tradurre opere di letteratura dalle lingue scandinave (nel 2005 la BUR di Rizzoli ha tra l’altro pubblicato un suo libro, Fiabe popolari svedesi): «Ho vissuto a Stoccolma dal 1953 al 1961, quando sono rientrata in Italia. Se ricordo bene, Donatella arrivò in Svezia per un breve soggiorno nel 1956 e mi venne a trovare, perché ci conoscevamo già. Ho imparato lo svedese a forza di andare a teatro. Donatella si occupava di letteratura per l’infanzia per l’editrice Vallecchi. Io tradussi Pippi Calzelunghe e lei lo adattò per un pubblico infantile». Possiamo quindi affermare che la Ziliotto, come queste dichiarazioni da me raccolte dimostrano, non fu aiutata da Astrid Lindgren durante l’operazione di traduzione. Inoltre tra le due non ci fu alcuna discussione né scambio epistolare a riguardo, sebbene la scrittrice triestina incontrò numerose difficoltà, soprattutto nell’interpretazione dei modi di dire popolari e dei proverbi di sapienza contadina, tanto caratteristici dello stile della Lindgren e che lei stessa aveva appreso dal padre agricoltore, conservandoli come dolce ricordo della sua infanzia e trasferendoli poi nella parlata incolta, irriverente, “calda” della sua Pippi. Un caso dunque di appassionata identificazione, quello della Ziliotto con la bambina dalle calze lunghe (o se vogliamo con la forma mentis anticonformista della Lindgren), di colloquio e di attento confronto con la Palme per restituire al pubblico italiano ogni sfumatura contenuta nella lingua originale. A questi ingredienti si aggiunse senza dubbio la formazione umanistica della Ziliotto, allora neolaureata in Lettere con una tesi su Collodi — nella cui lunatica e bizzarra personalità ritroviamo forse qualcosa di Pippi — e quell’esuberante fantasia che durante i decenni successivi abbiamo visto pienamente realizzata nella sua attività editoriale e nella carriera di scrittrice per ragazzi, da Il maestro Bora a Un chilo di piume, un chilo di piombo, che consiglio a tutti di leggere. Elisa Rossi
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A cura di LEGE! |
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