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Ideata
da un gruppo di giovani studenti della Facoltà di Lettere della
Cattolica, nel 1996 nasceva l’Associazione Arte
eventuale.
A dieci anni di distanza da quell’esperienza, ora che il Lege!,
animato dai medesimi interessi, sembra ripercorrerne le tracce, abbiamo
scelto di incontrare la Professoressa Francesca D’Alessandro, allora
laureanda in Lettere e promotrice del progetto culturale, oggi docente
di Italiano per la comunicazione.
Professoressa,
con che spirito nacque l’Associazione?
L’Associazione Arte
eventuale
è nata con l’intento di unire le forze in nome dell’arte perché
diventasse evento e dunque avesse “un qui e un’ora”
concretizzandosi nella realtà. Questo significava per noi tentare di
darle corpo, rimanendo aperti ad ogni sua manifestazione, cinema e
teatro compresi. Per fare un esempio, posso ricordare la
rappresentazione dell’Adelchi
pensata affinché il testo uscisse dalle biblioteche e vivesse sulla
scena con i metodi registici contemporanei. Le opere d’arte sono vive
e la nostra volontà era di non subire passivamente la loro grandezza.
Un
momento centrale nella vostra attività fu la pubblicazione dei volumi
raccolti all’interno della collana La
baia dei barlumi.
In cosa consisteva questo progetto editoriale?
Le
pubblicazioni raccoglievano in alcuni casi i nostri esiti poetici, in
altri riflessioni intorno a tematiche prestabilite, quali ad esempio la
questione della traduzione letteraria. L’intero lavoro redazionale era
gestito dal gruppo e questo ci ha portato ad affrontare difficoltà di
carattere pratico legate agli aspetti burocratici e alla distribuzione.
Tuttavia quest’esperienza si è dimostrata significativa perché ha
permesso sia il concretizzarsi delle nostre fatiche poetiche, sia di
interrogarsi sul rapporto tra vita e letteratura per verificare quali
risposte possa dare la letteratura alle domande sull’esistenza.
Per
tornare all’attualità, da docente di Italiano per la comunicazione
potrebbe illustrarci le ragioni per le quali negli ultimi anni si è
avvertita l’esigenza di rendere più tecnica e dunque più efficace la
lingua della comunicazione al punto tale da introdurre
nell’ordinamento universitario un corso apposito?
Il mio
corso si propone di affrontare una prospettiva più ampia, nella quale
la componente letteraria risulta prevalente sugli aspetti
tecnico-linguistici. Per questa ragione le mie lezioni prevedono la
lettura delle opinioni degli autori sulla scrittura, per mettere in luce
la fatica di lavorare una materia, la lingua, perché diventi testo
comunicativo e si faccia traduttrice della realtà. La comunicazione è
cosa diversa dall’informazione; prevede un surplus
di significato che va al di là dell’arida secchezza di dati e che
intende rispondere alle aspettative dei lettori. In questo senso i testi
più comunicativi sono testi i letterari.
A
cura di
Valentina Bolis e Silvia De Bernardin
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