Solo
nel 1958 il Gattopardo vide la propria pubblicazione ad opera
di un editore emergente, Giangiacomo Feltrinelli, il quale iniziò la
sua attività editoriale nel 1955, fondando la casa editruce alla
fine dell'anno prima. «Con mio padre - ha detto Carlo Feltrinelli a
Palazzo Clerici, sede dell’ispi,
in un recente incontro - si diede vita a un clima
di scoperta». Il biennio 1957-58 fu davvero sorprendente per
Feltrinelli. «Il ’57 fu l’anno di Il dottor Zivago, il ’58
quello del romanzo di Lampedusa». Due romanzi che hanno fatto la
storia della casa editrice e che allo stesso tempo hanno avuto un
contatto molto forte: In entrambi i casi nessuno dei due autori
venne mai incontrato da Giangiacomo. Pasternak era ormai
“requisito” in Russia, Tomasi morì nel 1957.
«Il Gattopardo è stato bollato come fantasma
inquieto – ha aggiunto Feltrinelli - forse perché nei paesaggi
letterari dell’epoca non si è visto nulla di simile..» Per il
rettore dello Iulm,
Giovanni Puglisi, il testo di Lampedusa rappresenta tutt'ora
«un’esperienza unica per il lettore». Puglisi pensa ai ricevimenti
senza tempo, speculari della Palermo di ieri e di oggi ma accusa «la
perdita della prospettiva letteraria del racconto...» Per cui a suo
parere «bisognerebbe restituire il diritto al silenzio di
Heiddeger ad un testo troppo spesso usato come manuale di sociologia
letteraria finanche a mo' di grimaldello per capire la società
siciliana».
Per Edoardo Esposito il Gattopardo diede vita
ad un circolo virtuoso di cui il capolavoro
di Luchino Visconti è la prova più tangibile..
«Vittorini con i "Gettoni" diede vita ad una collana sperimentale, e
in fondo il rifiuto al Gattopardo è dovuto al fatto che
Tomasi non è sperimentale». Poi la parola è stata affidata al
presidente dell’Ispi,
Boris Biancheri, il quale ha introdotto l’intervento di Gioacchino
Lanza Tomasi, noto musicologo, lontano cugino di Tomasi di Lampedusa
infine adottato proprio da quest’ultimo: insomma il Tancredi, a
detta di Biancheri. «Beh, Bassani agì in maniera ineccepibile, era
già in possesso di 6 capitoli su 8. Mondadori ne aveva ricevuti
solo 4..
Il capitolo del Ballo, ovvero il sesto della
redazione definitiva, venne ritrovato dalla vedova, ricopiato
dall’autore. Ma Tomasi non voleva mai andare a capo, c’era lo
“svoltino”, e la sua è una grafia minuta e oltremodo confusionaria.
Il Ballo è un capitolo particolare, il titolo originale era Una
serata in società, ma il sottofondo è quello di Il cavaliere
della rosa di Strauss..»
Quanto alle chiavi di lettura storiche, ha aggiunto
che «da noi sin dall’inizio la reazione fu violenta, si pensi a
Palermo... Le chiavi di lettura storiche ci sono, e sono
inevitabili: Il pettegolezzo di circolo, la morte della società, le
difficoltà locali ma anche italiane, primo fra tutti il problema
identitario del nostro paese. Le cose sono fluite per cui il
principe vota al plebiscito; il tempo doveva cambiare e sarebbe
potuto cambiare “anche per il meglio”... Il ricercatore deve essere
attento, siamo in possesso di molti testi borbonici e di fucilazioni
che confluiscono nella storia d’Italia..»
Il
pensiero di Lanza Tomasi è andato al film di Visconti che mette in
evidenza la rivoluzione tradita. Ne sono di esempio gli echi delle
fucilazioni dopo il ballo, il Generale Pallavicino che a fine
serata, quando ormai albeggiava, dice in maniera sfuggente che
loro hanno ancora da fare: «D’altra parte
- ha continuato il musicologo - il termine gattopardismo è
entrato nel vocabolario per cui dobbiamo tenerne conto».
Da mettere in evidenza la chiosa di Biancheri il
quale ha ricorda le ultime parole dello scrittore quando ricevette a
Roma la lettera di rifiuto da parte di Vittorini: «In fin dei conti
non scrive male questo Vittorini». E non vi è nulla di più
gattopardesco di questa frase...
Andrea
G.G. Parasiliti