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Sotto il segno
di Feltrinelli |
MILANO, 15
MARZO 2006
A
raccontare i 50 anni della casa editrice milanese
agli studenti
del corso di editoria libraria e multimediale dell'Università
Cattolica
Carlo Feltrinelli
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Cinquant’anni
di editoria graffiante e appassionata. Raccontare il mondo
che cambia (antifascismo, guerra fredda, nuove tecnologie) e
dopo cinquant’anni, raccontarlo in un’aula universitaria. E’
successo il 15 marzo, quando Carlo Feltrinelli,
editore e presidente della Fondazione omonima, ha dialogato
con gli studenti dell'Università Cattolica sui primi 50 anni
della casa editrice di cui porta il nome. Una vera e propria
lezione d’editoria, anche se in puro stile Feltrinelli:
informale, diretta, attuale. E allora, via libera alle
domande: cinque, dieci, venti per soddisfare la travolgente
curiosità di studenti e professori.
“Giocare d’anticipo” è questa, sin dalla
sua nascita, la parola d’ordine della Casa editrice Feltrinelli.
Anticipare tendenze, urgenze intellettuali, dibattiti
culturali. E quando glielo fanno notare, il presidente della
Fondazione Feltrinelli non riesce a trattenere un certo
orgoglio: «E’ una nostra caratteristica. E’ per questo che,
nonostante i difetti, Feltrinelli non è ancora diventata
polverosa». E ricorda l’attenzione del padre Giangiacomo
alle avanguardie del dopoguerra, la scoperta della
letteratura scientifica e, più recentemente, del digitale e
del multimediale. Anticipare sempre, dunque, ma anticipare
tendenze che durano nel tempo e diventano emblemi di
un’epoca. Gioielli che “dopo 50 anni” fanno di una casa
editrice “un bene pubblico” sostiene.
E
a sviscerare il suo primo mezzo secolo di storia della casa,
ci hanno pensato le domande di Roberto Cicala,
docente di Editoria libraria e multimediale alla Facoltà di
Lettere e Filosofia dell'Università Cattolica di Milano
(che ha ricordato i momenti culminanti della storia
editoriale di Giangiacomo Feltrinelli, fin dal successo
internazionale centrato soltanto due anni dopo l'inizio
dell'attività con la prima mondiale del Dottor Zivago
di Pasternak) ed Edoardo Barbieri, docente
di Bibliografia e biblioeconomia alla Cattolica di Brescia.
Due le costanti nella lunga storia di Feltrinelli:
indipendenza ed esplorazione. “Indipendenza politica” per
Feltrinelli è sinonimo di libertà. «E’ un’indipendenza reale
– spiega – le nostre scelte editoriali corrispondono agli
interessi e alle intuizioni di chi lavora in Feltrinelli. E
con i nostri titoli possiamo competere con tutti. Lo
considero un grande privilegio».
L’“esplorazione” si estende nello spazio e nel tempo. Un
esempio è la “scelta sudamericana” che Feltrinelli spiega
come un mix di opportunità commerciale e intuizione
editoriale. «Prima di tutto – spiega – c’è l’aspetto
politico che ci ha orientato verso quella letteratura, e la
vitalità e la novità della scrittura di Garcia Marquez.
Siamo stati i primi a tradurlo. Poi, il Sud America era una
sacca ancora sconosciuta del mondo della letteratura, come,
forse, solo la Cina in questo momento».
E
poi Feltrinelli parla della sfida del mercato editoriale
italiano, sempre asfittico e difficile. «Le ragioni per cui
in Italia si legge poco sono tante – risponde il presidente
della Fondazione -. Dal canto nostro, quel che possiamo fare
è continuare a fare prodotti economici e sempre disponibili.
Dagli inizi degli anni ’90 abbiamo costruito punti vendita
in tutta Italia». Questa la “formula” Feltrinelli per
combattere l’inerzia del mercato italiano che è cambiato
rapidamente con la multimedialità e Internet e che vive
anche di fenomeni che Feltrinelli si augura “in
esaurimento” come quello dei libri in edicola.
Quella della multimedialità è stata una
sfida giocata d’anticipo, “forse troppo” spiega il
presidente della Fondazione. Le “batoste” aiutano a crescere
e quella de “Il Divano”, il sito Internet di Feltrinelli
nato per la vendita di libri online ha insegnato che “non
sempre un fenomeno annunciato come innovativo ha successo
immediatamente”. All’inizio degli anni ’90 infatti “Il
Divano” è stato un grosso investimento per la casa editrice,
trasformatosi in perdita a causa della mancanza di
famigliarità del pubblico con lo strumento. Il sito in pochi
anni ha dovuto chiudere proprio mentre scoppiava il fenomeno
Amazon.com. «Era troppo presto – spiega Feltrinelli
– ma ci riproveremo».
Progetti che guardano al futuro, nella
consapevolezza che il mondo “viaggerà” in rete. Anche la
critica. «Ci sono altri luoghi [oltre alla stampa] utili a
influenzare i gusti e la vendita di libri. Le pagine
culturali hanno scarsa capacità di orientare ormai. Il web
ne ha di più. Quest’anno infatti noi abbiamo deciso di
ridurre del 40% la pubblicità e aumentare gli investimenti
sulla community online».
Strategie a parte, un editore può avere
degli autori preferiti? Certo. Carlo Feltrinelli vota
per Gianni Celati, Antonio Redantunes e Robert Porte. Ma i
gusti sono relativi: «Inspiegabile, invece, il successo di
Banana Yoshimoto – dice – è una delle autrici che ha fatto
la nostra fortuna, ma non capisco perché». In cinquant’anni
di carriera, qualche colpo di fortuna serve a una casa
editrice. Anche se si chiama Feltrinelli.
[da "Cattolica
News",
www.cattolicanews.it, pubblicato: 20/03/2006]
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