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"LABORATORIO DI EDITORIA" |
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I cento anni di Arnoldo Mondadori: |
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Lezione aperta del
direttore generale Mondadori Gian Arturo Ferrari e presentazione di un
libro su "Libri e scrittori da collezione. Casi editoriali in cento anni
di Mondadori" mercoledì 23 maggio a Milano in Università Cattolica, con
Roberto Cicala e Luisa Finocchi
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In entrambi i momenti, protagonisti sono stati gli studenti del Laboratorio di editoria del corso di laurea in Lettere della Cattolica. Come uditori interessatissimi, ma soprattutto come primi autori del libro: una raccolta di materiali anche inediti (lettere, specialmente) riguardanti gli scrittori di casa Mondadori e il loro rapporto con l’azienda. Un percorso che muove dall’analisi di sei fortunate collane (Bibliotechina La Lampada per i bambini, Il romanzo dei ragazzi, Classici italiani, Lo Specchio, Medusa, Oscar) e si snoda poi attraverso alcuni autori “da collezione” (Alessandro Manzoni, Giuseppe Ungaretti, Umberto Saba, Dino Buzzati). Infine tocca i progetti poi naufragati (cioè ideati e non più realizzati), le copertine storiche, le strategie di promozione. Il tutto con le voci dei testimoni e dei protagonisti, filtrate attraverso il carteggio fra tanti celebri intellettuali e scrittori, da Ungaretti a Vittorini da Ortolani a Del Buono, fino ad Arnoldo Mondadori. In coda, un prezioso indice dei nomi. Un’opera in cui fondamentale è stata la collaborazione con la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori che ha messo a disposizione il proprio vasto archivio. Proprio la direttrice dell’ente, Luisa Finocchi, ha lodato l’impegno profuso dai ragazzi e il risultato da essi conseguito nel testo finale. Ed è parso soddisfatto anche il professor Roberto Cicala (nella foto a destra), che ha auspicato che il libro possa «appassionare sempre più all’editoria chi studia per prepararsi a quest’attività».
Prima della presentazione, l’intervento di Ferrari (foto a fianco). Il dirigente editoriale si è concentrato sulla figura di Arnoldo Mondadori, mitico fondatore dell’impresa. E ha individuato la “legge di Arnoldo”, nove principi di base per chi vuole intraprendere l’attività editoriale. Innanzitutto, essere ottimisti; perché, almeno secondo Ferrari, l’editoria come industria crescerà. «Il bisogno di cultura è crescente – ha assicurato -, e ci sono tanti analfabeti o semianalfabeti che usciranno da tale condizione». Altra regola cardine, pensare in grande. Come fece Arnoldo che, nel dare il via alla propria avventura pensò a una casa editrice “nazionale” che si rivolgesse a tutti gli italiani. Obiettivo per cui servono risorse e managerialità: unire l’economia, i soldi, con la cultura, lo spirito. Tenendo sempre sacra la libertà dell’editore di pubblicare tutto ciò che vuole: cosa che il capostipite della Mondadori fece, ha ricordato Ferrari, anche all’epoca del Fascismo. Quindi, il rapporto con gli autori, che per la casa degli Oscar è stato sempre stretto e solido, a lungo termine. Fondamentale la fiducia reciproca, anche dal punto di vista economico, con l’editore lombardo sempre segnalatosi per la puntuale corresponsione dei compensi agli scrittori. Ma la legge di Arnoldo prevedeva, ed era forse il punto più importante, di essere sempre dalla parte del lettore. Fare libri che incontrino le istanze del pubblico, piuttosto che trincerarsi dietro l’idea dell’editoria come arte. In quest’ottica rientra anche il principio di “qualità relativa”, che Ferrari ha così illustrato: «Non c’è una scala di valori assoluti, ma solo in relazione a ciascun genere ci sono libri buoni e altri cattivi». E qui, poi, tocca scegliere. Autonomia e dignità dell’editore, ha affermato poi, ci spingono preferire, piuttosto che i consulenti, i funzionari: coloro che sposano in tutto e per tutto una strada. Infine, spazio alle domande della platea, dove gran spazio si sono ritagliate le tecnologie più o meno nuove. Riguardo ai libri elettronici e ai libri on line, Ferrari ha rifiutato le ipotesi di una sostituzione del libro cartaceo con il digitale, almeno a breve e medio termine: «Al di là del taglio dei costi di distribuzione che l’on line assicura, quest’ultimo non riuscirà a soppiantare il libro tradizionale. Può avvenire, semmai, per alcune sue specifiche funzioni, e basta pensare alle cartine che ormai cedono il passo al tom-tom». Internet, ha concluso Ferrari, «può pensare di sostituire i testi stampati solo laddove sono dei meri veicoli di informazioni… Va bene per gli orari ferroviari, ma per i romanzi ci vogliono i libri».
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