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“Dicono adunque alquanti de' miei
riprensori che io fo male,
o giovani donne, troppo ingegnandomi di piacervi,
e che voi troppo piacete a me. Le quali cose io apertissimamente confesso,
cioè che voi mi piacete e che io m'ingegno di piacere a voi”.
(Decameron,
Introduzione alla quarta giornata)
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Giovanni
Boccaccio, nato nel 1313 a Certaldo in Toscana, può ben essere considerato
il padre della prosa volgare italiana e, insieme a Petrarca e a Dante, il più importante scrittore del
XIV secolo sia in Italia che in Europa.
Dopo i primi studi a Firenze, nel 1327 si trasferisce a Napoli dove
si dedica ai classici latini e alla letteratura italiana e francese
e proprio qui vedono la luce le sue prime opere: Filocolo, Filostrato,
Teseida, Caccia di Diana e Rime.
Durante i successivi soggiorni a Firenze e nelle
corti di Romagna compone oltre al Ninfale fiesolano e ad altre opere
minori, la sua opera capitale: il Decameron, terminato nel 1351. E’ in
questi anni che stringe amicizia con il “glorioso maestro”, Petrarca, e si
dedica allo studio dell’opera dantesca.
Viene a mancare nel dicembre 1375.
Come ben emerge leggendo il
Decameron, Boccaccio sa esprimersi
attraverso una considerevole varietà di toni e di stili in virtù del suo
sperimentalismo. L’autore si dimostra inoltre ben attento a tutta la
realtà, pronto a rappresentarla integralmente, da osservatore imparziale,
nei suoi aspetti molteplici e talora contrastanti: una realtà in continuo
mutamento.
L’uomo, con le sue qualità e i suoi vizi, è il protagonista unico di vicende
dove agiscono tre motivi o molle fondamentali: Fortuna, Amore e
Intelligenza, presentate in tutta una ricca gamma di possibili sfumature.
C'è da dire che Boccaccio impone nel Decameron una poetica realistica che
comporta, oltre al citato pluristilismo, precisione di dettagli,
descrizioni circostanziate, riferimenti “storici” a luoghi o persone reali.
C’è assenza di questioni religiose, morali e politiche, e si individua nel
naturalismo e nella rappresentazione realistica del mondo dei sensi il suo
motivo ispiratore.
L’amore, uno dei temi principali del Decameron, è visto come un istinto
irrefrenabile, come legge naturale: la concezione laica
presente è ben distante da quella della produzione boccacciana precedente. L’opera
è destinata a fornire diletto e insieme consigli pratici di
comportamento alle donne innamorate e, quanto ai contenuti, esprime
l’intenzione di narrare “novelle piacevoli e aspri casi d’amore e altri
fortunati avvenimenti”.
Novelle esemplari dunque ma non di tipo etico-religioso!
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