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Il grande ruolo che
Giacomo Leopardi ( Recanati 1798 – Torre del Greco 1837) ha
rivestito e ancora riveste nella storia letteraria italiana, fa di
lui una figura imprescindibile non solo per gli appassionati delle
sue liriche, ma per tutti coloro che alla letteratura si rivolgono
con una domanda: la domanda di capire chi è l’uomo, quali sono le
sue esigenze ultime e irrinunciabili. Interprete del suo secolo, tra
la fine dell’ideale illuminista e i primi albori romantici, Leopardi
svela, nell’analisi dell’animo umano, il desiderio dell’uomo di
raggiungere la felicità e cogliere l’infinito, il mistero
inafferrabile alla base di tutta la realtà. Un desiderio che però è
stretto e soffocato dai limiti umani e dalle delusioni storiche,
incapaci di soddisfarlo: è proprio questa drammatica dialettica tra
realtà e desiderio a dare corpo non solo le liriche (raccolte nei
Canti, da
l’Infinito a Il Sabato del villaggio) ma anche alle
opere in prosa, come lo
Zibaldone di pensieri. Quest’ultimo non è altro che
una raccolta di appunti annotati tra il 1817 e il 1832, scritti
senza un ordine preciso e non in vista di una possibile
pubblicazione, ma fondamentali per conoscere la dottrina filosofica
e poetica leopardiana. A testimonianza dell’anima travagliata del
poeta stanno le oltre 900 lettere del suo Epistolario,venato di quel
sarcasmo e quell’amarezza che attraversa inesorabilmente tutta la
sua vita, per sfociare in quello che è stato chiamato “pessimismo
leopardiano”, di cui le
Operette morali sono dirette rivelatrici (nelle sue
diverse fasi, dal pessimismo individuale a quello storico e poi
mondiale). La ricchezza del pensiero e della riflessione sulla
natura umana, che ne coglie genialmente i fattori costitutivi e le
intime contraddizioni, è senza dubbio ciò che ha conferito al poeta
e alle sue opere eterna fortuna, come ci documentano la loro
diffusione in tutto il mondo e il fiorire di iniziative editoriali e
culturali di vario genere. Questa è la stessa ragione per cui anche
oggi vale la pena “incontrare” questo autore per scoprire sotto la
veste dell’intellettuale l’uomo, portatore di tutte quelle domande e
contraddizioni che ci caratterizzano. |